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martedì, 18 novembre 2008
Trasloco
Mi trovate qui.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:13 | link | commenti | categoria:
mercoledì, 05 novembre 2008
Stars (‘n stripes) Wars IV: a new hope?
Barak Hussein Obama II è il 44° presidente degli Stati Uniti, e io ne sono contento. Una virata di distanza da George W. Bush ci voleva, ma l’entusiasmo che si respira in giro (qui da noi) mi sembra eccessivo. Tutta quest’aspettativa sa troppo di “messia che salverà il mondo”, mentre la gente si concentra eccessivamente sul fatto che sia di colore, esagerando nelle proprie aspettative e giudizi – emessi sempre per eccesso, nel bene o nel male – partendo da questa mera caratteristica etnica. Personalmente, preferisco separare l’evento dell’elezione di un presidente di colore (per altro storica) dall’uomo politico in sé (visto che il gruppo etnico non costituisce curriculum). Aspetteremo e vedremo. Obama è un politico, e in quanto tale ha e avrà a che fare con accordi e compromessi legali, commerciali e amministrativi, nazionali e internazionali. Anche se ci fidiamo di un candidato, è l’ingranaggio in cui andrà a operare la vera incognita.
L’entusiasmo che leggo in rete sembra quello di chi lo ha accolto come proprio presidente, ma così non è. Noi restiamo com’eravamo prima. La nostra situazione non puzza meno di ieri, e forse tutto ciò in cui non ci resta che sperare, dopo quest’ondata di entusiasmo, è che anche agli italiani venga voglia di cambiare sul serio. Il problema è che tutti noi voteremmo volentieri una faccia nuova, qualcuno che non sia o sia stato compagno di merende dei soliti noti, ma il guaio è che non c’è nessuno che risponda all’appello.
Scritto da: giudappeso alle ore 21:05 | link | commenti (5) | categoria:
lunedì, 03 novembre 2008
Papa Blucher
Questa, quando la racconto, non sono mai sicuro che la gente mi creda davvero, ma tant’è.

19 aprile 2005 – Scendo dal treno. Piove. Esco dalla stazione e apro l’ombrello. Tuoni, fulmini e saette. Un vento che spazza gli alberi e un cielo grigio e tempestoso. Arriva un SMS da un amico. Leggo. «Hanno eletto Ratzinger». Un lampo squarcia il cielo e il vento agita la pioggia.

Giuro che è tutto vero.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:30 | link | commenti (10) | categoria:
giovedì, 30 ottobre 2008
Halloween
Io Halloween non lo sento neanche un po’, è una cosa che prende più i ggiovani. Pur essendo venuto su a TV americana – tra telefilm e cartoni animati – Halloween è sempre stata solo e soltanto una nota di colore per le “puntate speciali” delle mie serie preferite, come quella del Ringraziamento o di Natale. Da noi è una festa puramente commerciale, un’occasione come un’altra per uscire, spendere, o festeggiare un carnevale in più. Sarà per questo che non mi coinvolge in nessun modo, anche se adoro le puntate di Halloween dei Simpsons e mi diverto in genere nel vederlo celebrare nel suo contesto naturale. Dal mio punto di vista, è una festa affascinante come può esserlo una celebrazione indù (volendo esagerare per difetto, perché le feste indù sono molto più spettacolari), ma tolta dal suo contesto non è nulla, solo un gioco alla “facciamo che”. Cosa che mi sta anche bene, ma non mi coinvolge comunque. Diffido di questa tendenza al voler “fare l’americano” a tutti i costi, mentre contemporaneamente invidio gli anglosassoni che se la vivono come una festa propria; legata al consumismo come può esserlo ogni altra (Natale in testa), ma che in ogni caso fa parte della loro cultura. Sicuramente, Halloween è meglio di Ognissanti e del Giorno dei Morti, poco ma sicuro. Meglio celebrare la vita attraverso la pantomima della morte che trascorrere il pomeriggio al cimitero per cambiare l’acqua ai fiori e così via (anche se non nego in nessun modo il conforto ricavato dal rituale). Dev’essere bello viverselo nei paesi in cui viene festeggiato tradizionalmente, dove è nel clima e nell’aria, oltre che sui banchi dei commercianti e alla TV, ma viverlo come una moda non mi dà nulla. Non è la mia tradizione, non mi appartiene e non riesco a sentirla mia. Quest’anno, poi, cade nel fine settimana, cancellato dalla routine del week-end. Perciò, buon Halloween a chi se lo sente.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:53 | link | commenti (7) | categoria:
martedì, 21 ottobre 2008
Lapsus
Oggi, interessante lapsus di mia madre che anziché esclamare «Puttana Eva!» se n’è uscita con «Puttana Euro!», c’è di che meditare.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:37 | link | commenti (6) | categoria:
lunedì, 13 ottobre 2008
Broncio & Scatto
Ammetto di non guardare la TV italiana per un semplice motivo: la recitazione è troppo teatrale e – specie per quanto riguarda “quelli bravi” – esagerata al limite della macchietta. Pare che nessuno (o pochi) si siano resi conto che mezzi diversi richiedono tecniche interpretative diverse. Niente, invece pare che da noi si esageri su ogni singola frase, emozione o smorfia, per toccare un loggione che non c’è. Si nota soprattutto nelle eroine derelitte e lacrimose, povere fanciulle intristite e tristone col broncio e lo scatto.

Vado a spiegare cosa intendo:

  1. Nel momento malinconico, l’eroina fa il Broncio (espressione A) che informa lo spettatore del momento triste. Durante questa scena può abbandonarsi all’autocommiserazione e recitare con cordoglio tipo “condoglianze, signora, le siamo tutti vicini”.
  2. Nel momento drammatico, c’è lo Scatto (espressione B), ovvero quando l’eroina si ricorda improvvisamente di avere una spina dorsale e allora tira oggetti, dice una cattiveria (di cui si pentirà nella scena successiva), o chiude l’episodio con una rivelazione importante (Io, sono tuo padre, Luke!) che farà da entrée per la scena malinconica con cui si aprirà l’episodio successivo.
  3. A volte c’è una terza espressione, ma in questi casi si grida “al genio!”.

NOTA: Broncio & Scatto possono diventare un tunnel senza via d’uscita, e in molti casi costituiscono trama.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:38 | link | commenti (3) | categoria:
Tranquilli: l’Italia non è razzista, è solo ignorante!
Ultimamente, quando c’è da parlar di razzismo, tutti cadono in picchiata dalle nuvole, sostenendo che tutt’al più si tratta di casi isolati; non razzismo, ma disagio e comportamenti violenti di qualche ragazzotto che agisce senza un intento politico, un’idea o una qualsiasi volontà lucida di aggredire un gruppo etnico qualsiasi. C’è un’aria da “son ragazzate” che mi mette i brividi, non so voi.
I politici si affannano a ridimensionarli come “tafferugli”, intanto i giornali fanno a gara tra sensazionalismo e insabbiamento. Nel caso dell’aggressione al trentacinquenne cinese a Roma, il Giornale ha sostenuto che non può trattarsi di razzismo perché uno degli aggressori era di origine araba. Logica schiacciante, vero? Intanto, rappresentanti di questo e quello schieramento dicono, “è razzismo”, “no, non lo è”, accusandosi a vicenda di negare un problema evidente o di minare alla stabilità del governo con illazioni criminali.
Sembra quasi, a sentire chi obbietta che è solo allarmismo (perché in fondo non sono mica squadroni organizzati, ma meri pestaggi causati da frustrazione, rabbia, ignoranza, ecc.), che il razzismo, per essere definito tale, debba partire da una solida e organizzata base politica, che agisca con metodo e propagandi le proprie idee tramite portavoce colti o quantomeno in grado di argomentare il proprio odio su un podio e di fronte a una platea.
A me sembra che se si arriva a quel punto, allora del razzismo non s’è capita una forca. Oltre ad avere ormai evidentemente e vergognosamente mancato nell’intervenire in modo corretto e tempestivo. Ma davvero pensano che uno che pesta a sangue uno straniero per due soldi o solo per noia, o che magari se ne va in giro a inneggiare al Duce e alla violenza, non sia un razzista ma solo “un violento che cerca uno sfogo come un altro”? Ma stiamo scherzando? C’è una puzza di odio, revisionismo e quant’altro che viene proprio da chi più di tutti la nega, eppure non si può parlare di razzismo.
Eh no, il razzismo c’è eccome. È serpeggiante e si copre anche – spesso e volentieri – di una patina di perbenismo arrogantemente ignorante. C’è il razzismo della sciùra, che senza pensarci si lamenta, “a me, tutti questi rumeni, danno i brividi” o “è pieno di mussulmani, t’è vist? Me g’ho paura!” o quello dei ragazzotti che alla fermata del treno intonano inni e cori razzisti (li ho sentiti personalmente) come fossero canzoncine innocenti, ridendoci su come deficienti.
Che poi un giornale a tiratura nazionale, o il solito politico che va in TV, si mettano a dire: «Non c’è razzismo! L’Italia è uno dei paesi più aperti del mondo!» a me scivola addosso come l’acqua, perché gli occhi e le orecchie ce li ho. Quando vedo l’estrema facilità con cui la gente passa dagli insulti personali a quelli razziali, i pregiudizi ben radicati ripetuti a pappagallo e la diffidenza diffusa (non solo degli italiani nei confronti degli extracomunitari, ma anche il contrario), me ne faccio poco dell’aria fritta.
Non si possono ignorare i fatti con la scusa dell’ignoranza, perché – santissimo il cielo! – è proprio da lì che parte il razzismo, non certo da un’apertura mentale illuminata. E se nessuno se ne rende conto o vuole ammetterlo, allora forse è proprio perché in quell’ignoranza riconosce un pezzo di se stesso.
Scritto da: giudappeso alle ore 18:55 | link | commenti (4) | categoria:
lunedì, 06 ottobre 2008
BONNY-ED!
Io leggo Ed!


 ... e, se ho tempo, anche eriadan.



Ed!, sta pubblicità ti costerà una bella striscia di Mr. Moriremo Tutti.
Sappitilo!
Scritto da: giudappeso alle ore 17:14 | link | commenti (4) | categoria:
lunedì, 29 settembre 2008
United States of Peperoni
Ieri sera davanti alla TV.

Mamma: «È americano, quel programma lì?»
Io: «Eh, sì… è Friends».
M. «Ah! No, perché l’avevo capito dalla pizza ai peperoni».
Io: «…»
M. «Stavano mica parlando di pizza ai peperoni?»
Io: «Sì…»
M. «Ecco!, lo vedi? Perché, nei film americani, la pizza è sempre ai peperoni».

Adesso ho capito da chi ho preso la mia tendenza a notare certi dettagli generalmente catalogati come inutili.
Scritto da: giudappeso alle ore 20:16 | link | commenti (3) | categoria:
Tristezze casalinghe
Conversazione tra zia e mamma origliata una settimana fa.

Zia:
«Hai il raffreddore?»
Mamma: «Sì».
Z. «E come l’hai preso?»
M. «Me l’ha attaccato mio marito».
Z. «Ma tu non lo devi baciare, tuo marito, quando è appestato!»
M. «Ma figurati! Io, mio marito, non lo tocco neanche».
Io: «Che tristezza…»
Scritto da: giudappeso alle ore 14:19 | link | commenti | categoria: